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Ho detto sì al vinile e no al colesterolo.
 
E' bastato un regalo di compleanno particolarmente azzecato a cambiare totalmente il mio approccio alla musica e dire basta con la passiva accettazione di discografie di un solo artista, basta alla mania di riempire gli hard disk di musica che non ascolterò mai.
Da quando posseggo un sistema dodecapolare servocontrollato al quarzo - così il Maestro Daniele Diez si è sempre riferito al Technics 1200 - nemmeno le radio online hanno per me quel significato avanguardista che sempre ho cercato di promuovere nella mia professione.
Per me è ufficialmente iniziata la fase conservatrice.
 
Eccomi qui a pavoneggiarmi con un live di Frank Zappa inciso appena due giorni prima della mia nascita, o a darmi arie con la mia copia appena acquistata di Radioactivity, album dei tedeschi Kraftwerk prodotto nel 1975, anno in cui anch'io vidi la luce.
Pigro oltre ogni limite, ogni 20/30 minuti eccomi costretto ad alzare il culo dalla sedia per passare dal Lato A al Lato B di un long playing di Jorge Bem o Maria Bethânia, complici nello studio della lingua portoghese.
 
Inevitabile la frequentazione di ogni genere di mercatino per gli amanti del vinile. Negozietti specializzati sorgono come funghi nelle grandi città ed è molto facile esserne catturati, passare interi dopolavoro a scartabellare tra le copertine di 33giri in offerta o di altri che non potrai mai permetterti. Purtroppo non sempre si fanno degli affari visto che molti dei dischi che si trovano in giro sono tenuti male, arati, sfregiati, scheggiati, inascoltabili tra pop e salti di solco.
 
Proprio per questo, qualche giorno fa sono entrato in un punto vendita aperto da poco a Roma, nel quartiere Pigneto. Ad attrarmi, prima di ogni altra cosa, l'insegna che ricorda l'argomento principale di questo blog. Nessun disco tra quelli in offerta era di mio gusto, ho approfittato però per chiedere consiglio per i miei vinili più malconci.
Tra il materiale acquistato, un panno antistatico arancione e delle buste di carta per i miei LP sprovvisti di involucro.
 
Prima di uscire, il Rob Fleming della situazione mi chiede quali fossero gli album rimasti senza busta interna. Decido di non tirarmela elencando il meglio della mia discografia e gli spiego che sto cercando di salvare un live di Amalia Rodriguez e "Il Peggio degli Squallor".
 
Ho visto il suo sorriso spegnersi in una smorfia. Forse perché "Il peggio degli Squallor" è solo una compilation del mio gruppo napoletano preferito e come tutte le raccolte è considerata poco pregiata. O forse ha pensato che non fossi un cliente degno del suo negozio. O semplicemente ha sussurrato tra sé e sé "che schifo". 
 
Sarò il solito permaloso, ma non porterò un altro euro in quel negozio.
 
Fonte: davidecolella.net